Microstoria dei quattro giovedì

Scorpelle, dolce tipico di Carnevale a base di uova, strutto e farina

Secondo la nostra tradizione, gli ultimi quattro giovedì del periodo di Carnevale sono giorni speciali.
Ognuno è dedicato ad una categoria precisa di ospiti.
Il primo dei quattro è il giovedì degli amici; a seguire c’è il giovedì dei parenti, poi il giovedì dei compari e l’ultimo è giovedì “scurpellare” (quest’ultimo chiamato così per via delle scorpelle,  dolci tipici a base di uova, strutto e farina, cosparse di miele).

Scorpelle, dolce tipico di Carnevale a base di uova, strutto e farina
Scorpelle, dolce tipico di Carnevale a base di uova, strutto e farina

Le famiglie, fino a qualche tempo fa, ci tenevano molto a festeggiare questo periodo così lieto e allegro e, l’occasione, invitavano quelli a cui il giovedì era dedicato.
Insieme si trascorreva la serata. Si mangiavano scorpelle, biscotti al finocchietto, frutta secca e si beveva vino.
In genere, si giocava a scopa o a morra (un gioco tradizionale in cui due giocatori abbassano contemporaneamente il pugno destro, distendendo velocemente una o più dita, dicendo, in maniera concitata, un numero tra 2 e 10, cercando di indovinare la somma) e si raccontavano storie misteriose vicino al camino, che spaventavano tremendamente i bambini, pur curiosi di ascoltare ma che faticavano poi ad addormentarsi per la paura.
Non c’era freddo che scoraggiasse. Col vento, sotto la pioggia o con la neve si usciva lo stesso per onorare l’invito.
L’ultimo giovedì la porta di casa era aperta a tutti e si ballava al suono di organetto.
Erano occasioni uniche per divertirsi.

Per i più giovani anche per fare conoscenza e corteggiare l’amato o l’amata tra un ballo e l’altro, sotto lo sguardo vigile di chi era più anziano, che forse, di sottecchi, sorrideva ripensando alla propria gioventù, quando tutto era possibile, almeno nella fantasia.
Per qualche ora, spensieratezza e baldoria si sostituivano alle difficoltà e ai disagi quotidiani.
Perché in fondo il Carnevale per tutti non era solo una tradizione, ma una vera e propria terapia.

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